CHESTERFIELD – Storia e simboli animali dei nobili divani e delle poltrone.

LA STORIA, I SIMBOLI DEI CHESTERFIELD E I CHESTERFIELD D’OCCASIONE ALL’ASTA ON LINE IN QUESTO ISTANTE. Un divano o una poltrona Chesterfield vecchi o antichi, comprati bene, possono rivelarsi autentici tesori anche sotto il profilo economico.

LA STORIA, I SIMBOLI DEI CHESTERFIELD E I CHESTERFIELD D’OCCASIONE ALL’ASTA ON LINE IN QUESTO ISTANTE. Un divano o una poltrona Chesterfield vecchi o antichi, comprati bene, possono rivelarsi autentici tesori anche sotto il profilo economico. In questa pagina troverete tutto sui Chesterfield. Storia, curiosità, design, mutamenti di linee, analisi stilistiche, record alle grandi aste internazionali. E vi indichiamo quali sono i pezzi pregiati in cui potreste imbattervi. O che vanno cercati. A partire dai vintage per arrivare a poltrone e divani Chesterfield d’antiquariato, che vengono poi battuti all’asta a decine e decine di migliaia di euro. Quindi prestate massima attenzione ai pezzi in circolazione perché potete compiere un piccolo “affare”. Fatevi l’occhio. E tenete conto che avete la fortuna che alle stesse aste possono capitare grandi affari perché chi pone in vendita la poltrona o il divano è portato a sottovalutarli perché sono vecchi. Quindi lo spazio di caccia, che riserva successo, è notevole.

a ches 9Save

a ches 1Save

L’ORIGINE E LA STORIA DEL CHESTERFIELD
Chesterfield sono poltrone, divani e pouf inglesi realizzati in pelle, con lavorazione capitonnè, secondo un modello originario risalente a un periodo compreso tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento. ma lievemente mutato con il passare dei decenni, a livello di design. Secondo l’Oxford English Dictionary, il sostantivo chesterfield era già utilizzato in Inghilterra nel 1800 per definire un divano in pelle. E, sempre a partire dall’Ottocento, esso divenne sinonimo di divano, specie nel continente americano. Il nome deriva molto probabilmente dall’omonima città britannica cui si riferisce il titolo nobiliare di Lord Phillip Stanhope, quarto Conte di Chesterfield (1694-1773), che avrebbe commissionato a un artigiano londinese il primo divano o la prima poltrona di questo tipo, dotati di una morbida imbottitura del cuscino e di una seduta molto bassa.
Il nome Chesterfield non si riferirebbe pertanto al luogo di produzione originario del mobile, ma alla denominazione del feudo del conte, che però risiedeva a Londra, città in cui la poltrona sarebbe stata ideata. La pelle utilizzata era ed è quella bovina, di primissima scelta e lavorata con particolare cura e attenzione affinché sia molto liscia e gradevole al tatto e molto resistente.

Chesterfield in offerta all’asta in questo istante: clicca qui sulla riga arancione

Il perfetto tensionamento della stessa è garantito dalla presenza di grossi bottoni. Divani, poltrone e pouf con lavorazione della pelle secondo la tecnica capitonné – il termine equivalente, in italiano, sarebbe “trapunta” o “trapuntata” – costituiscono un’icona delle élite europee dell’Ottocento. Con il nome Chesterfield è nota anche marca di sigarette prodotte dalla multinazionale Philip Morris, oggi Altria Group Inc. Una curiosita linguistica. Gli italiani preferiscono chiamare divano il mobile dotato di più sedute. Nell’Ottocento e nel primo Novecento era diffuso, da noi, anche il nome ottomana, che si riferiva ai grandi spazi di seduta con cuscini presenti nei palazzi medio-orientali – ottomani, quindi turchi – e negli harem. Gli inglesi hanno la preferenza per il termine sofà o, in una terminologia più casalinga, couch. Anche se nel dizionario inglese appare, il sostantivo divan viene utilizzato raramente. Anche per i francesi esso è un sofà – il termine più utilizzato, presente prima nel lessico francese e adottato dagli inglesi – o un canapé. Sofà deriva da suffa, che in arabo significa cuscino. Ciò significa che il modello originario a cui l’Europa si ispirò per realizzare divani furono le sedute con tanti cuscini e materassi della tradizione araba. Divano deriva invece dal turco divan – consiglio di stato – e dal persiano dīwān, che significava sia ufficio che sedile. Canapé è un sostantivo francese entrato nel dizionario transalpino dal Seicento e deriverebbe dal latino volgare canapeum, corruzione del termine classico conopeum, a sua volta derivante dal greco kōnōpeîon ‘zanzariera’. Ma è probabile che nel XVII secolo, sviluppando il concetto antico di letto con zanzariera, ci si riferisse contemporaneamente alla stoffa di canapa.

Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765. Save
Ritratto del conte di Chesterfield, di Allan Ramsay, 1765.

Lord Phillip Stanhope di Chesterfield potrebbe essersi fatto ispirare dai sedili delle carrozze, coperti o scoperte che fossero. E’ un’ipotesi ricorrente. Queste ultime montavano inizialmente assi con cuscini di stoffa imbottita per rendere più comoda la seduta. Ma l’umidità e la pioggia creavano seri problemi alle stoffe. Inoltre la pulizia di rasi e sete diveniva macchinosa. E negli ambienti chiusi tendeva a svilupparsi uno sgradevole odore di muffa, che non poteva essere coperto dai profumi. Così si pensò di utilizzare, nell’ambito della carrozzeria dell’epoca, il cuoio, ben più resistente e lavabile.

Il conte inglese, secondo quanto è stato trasmesso oralmente, pensò che i sedili delle carrozzerie fossero ben resistenti e comodi. E che non agissero negativamente, durante gli spostamenti in carrozza, sulla tenuta della stiratura degli abiti. Bastava migliorarne il disegno e rendere la seduta massimamente accogliente per trasformarli in un pezzo d’arredamento domestico, da collocare in un salotto riparato. Il conte pensò allora a qualcosa di estremamente comodo, per il suo palazzo, che consentisse di riposarsi, senza stropicciare i vestiti. Essere impeccabile era un segno distintivo fondamentale per un Lord che, oltre ai doveri del titolo, occupasse i vertici della piramide sociale. Quindi il Chesterfield nacque come una poltrona o un divano di servizio. Solo successivamente acquisì il diritto di entrare anche nelle sale di rappresentanza.

Qui i Chesterfield in offerta in questo istante: clicca qui sulla riga arancione

I divanetti settecenteschi erano angusti, mentre una pausa a letto non avrebbe consentito di essere pronto e impeccabile, in ogni momento della giornata. Si racconta, così, che il nobile britannico descrisse perfettamente all’artigiano quello che avrebbe voluto. Una specie di guscio cubico, avvolgente, con i braccioli che consentissero di appoggiare le braccia quasi perpendicolarmente al corpo, affinché mai le mani potessero informicolarsi. L’uso della pelle non era totalmente nuovo, nelle sedute, ma era strutturato in modo diverso.
Superfici lisce di pelli conciate erano usate per le poltrone piuttosto scomode del XVII secolo, nelle quali la parte lignea che restava scoperta era notevole rispetto all’imbottitura, che permaneva a livello di seduta o di schienale. Ricordate le poltrone di Don Abbondio, di Azzeccarbugli? Esse erano in realtà seggioloni. Sedie più comode e trionfali, grazie alle dimensioni maggiori e all’imbottitura a livello del cuscino e dello schienale. La parte inferiore non era coperta e mostrava una lavorazione a rocchetto.

Il legno, in queste poltrone o in questi divani Chester, è invece quasi totalmente nascosto e svolge una funzione di struttura, celata alla vista, senza funzioni decorative. Sono escluse, in tipologie antiche, piedi o gambe, ancora evidenti. Possono presentarsi elementi lignei decorativi – piuttosto rari e legati agli influssi dello stile francese Luigi Filippo – anche nella parte anteriore dei braccioli. Per quanto molto legato al proprio prototipo, il Chesterfield ha subito lievi influenze stilistiche, registrando il gusto dominante dei decenni che ha attraversato, mostrandole soprattutto a livello della sagomatura dello schienale e delle gambe-piedini. La copertura completa avanza, invece, con il gusto della seconda metà dell’Ottocento che si alimenta di un’eleganza basata su rasi, sete e e cuoio che coprono ogni parte dell’appartamento. Ciò che resta invece assolutamente imprescindibile nei due secoli – e costituisce l’elemento denotativo del Chesterfield – è la lavorazione capitonné.

a ches 6Save

La fortuna del Chesterfield fu legata alla qualità oggettiva del divano quanto al ruolo del Conte, considerato da tutti una sorta di arbiter elegantiarum, di cacciatore di mode, che presto s’estendevano, per il fenomeno dell’imitazione, ai gruppi dominanti della capitale inglese. Stanhop oltre ad essere un politico e scrittore molto ammirato, era un intellettuale protettore di Voltaire. E in fondo la forma più evoluta del Chesterfield è frutto di un pensiero razionalista applicato a un antico design. Anche i suoi contatti stretti con Parigi, considerata la capitale mondiale delle arti e della moda, lo rendevano un personaggio a cui guardare in quanto era in grado di importare novità, sotto ogni profilo. Ciò rese più facile la diffusione delle poltrone e dei sofà “inventati” dal nobile inglese, in quanto vennero a rappresentare uno status symbol da non sottovalutare.

a ches 2Save

GRANDE DIFFUSIONE A PARTIRE DA META’ DELL’OTTOCENTO

I pezzi più antichi confermerebbero la nascita di questo divano tra la fine del Settecento gli inizi dell’Ottocento. La forma molto squadrata fu assunta progressivamente dalla seconda metà del secolo. In origine non erano ancora a forma di parallelepipedo e mostravano sinuosità post-rococò – conformandosi allo stile Luigi Filippo – e più elementi decorativi, come provano i primi cataloghi di bottega, risalenti al 1848 – fabbrica Wood – e quello di due anni più tardi dell’impresa Smee & Sons. Copertura di un’ampia gamme di forme, sino a a coprire di pelle ogni parte di legno visibile, fu garantita dalla fabbrica Lawford che nel 1855 uscì con un proprio catalogo.

La moltiplicazione delle opzioni – unite dal denominatore comune della lavorazione capitonné – dimostra il fatto che già a metà dell’Ottocento i divani Chesterfield avevano ampiamente conquistato il mercato e che i produttori spingevano l’acceleratore sul grande successo di questi mobili, offrendo una gamma di varianti, per coprire esigenze diverse. La standardizzazione crebbe, in linea con il miglioramento dei processi industriali e con l’apertura di empori di sempre maggiori dimensioni.

Qui i Chesterfield antichi in offerta. Clicca su questa riga-link arancione

IL CHESTERFIELD HA LA FORMA DI UN ARIETE, ANIMALE TOTEMICO

La lavorazione dei braccioli dei Chesterfield ha permesso, probabilmente dal momento dell’”invenzione” di questi divani e poltrone, di mettere in evidenza un particolare forse in un primo tempo ottenuto involontariamente,che non sarebbe però sfuggito all’”occhio araldico” dei nobili britannici.

Il blocco della poltrona, visto nella parte frontale, ha la forma inequivocabile di un ariete, in offensiva posizione di carica. La pelle compatta dei braccioli è tesa sulla struttura lignea sottostante e ripiegata su se stessa, proprio come le corna di un montone. E queste forme, specie nelle poltrone club, a pozzetto, conferiscono spessore e potenza iconografica totemica all’oggetto. La sensazione di forza, contenuta, ma pronta ad esplodere all’improvviso, è conferita a poltrone e divani Chesterfield dalla pelle conformata alla massima tensione, come quella che caratterizza l’animale un istante prima della carica. Oggi il Chesterfield è unisex, ma un tempo conteneva la potenza iconica della virilità, potenzialmente aggressiva.